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Le origini della posizione del Guerriero

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Virabhadrasana o posizione del Guerriero

Nello yoga la posizione del guerriero simboleggia la capacità di confrontarsi con sé stessi e con i propri limiti. Dietro la posizione del guerriero (o  in sanscrito Virabhadrasana dove Vira significa forte come un guerriero), una delle pose yoga più conosciute nelle sue tre varianti, c’è una leggenda che merita di essere conosciuta. Si ispira infatti al guerriero Virabhadra creato da una ciocca di capelli di Shiva per vendicare la morte della sua amata Shakti.

La leggenda dietro la posizione del Guerriero

La leggenda narra che il padre di Shakti, il potente re Daksha, era così furibondo per il matrimonio della figlia con il dio Shiva che diede una festa senza invitare lei e il genero che era un divinità a dir poco alternativo, con le treccine e solito a trascorrere ore  in meditazione nelle montagne, poco propenso alla vita sociale. Shakti andò su tutte le furie e si recò lo stesso alla festa ma il padre si rifiutò di parlarle e quando parlò lo fece solo per deridere Shiva. La donna si sentì talmente offesa da questo gesto che decise di liberarsi del corpo che il padre le aveva dato. Si sedette in meditazione ed entrò in uno stato di trance che fece accrescere il suo fuco interiore fino ad arderla. Shiva allora, appresa la notizia, si tagliò una ciocca dei capelli e la gettò sulle fiamme e così dal fuoco nacque il guerriero Virabhadra, l’incarnazione del dio Shiva, che si diresse verso la residenza del re, fece irruzione nella festa e tagliò la testa di Daksha. Ultimata la missione Shiva assorbì in sé Virabhadra e si diresse nella residenza del suocero. Una volta a destinazione la rabbia era scivolata via lasciando il posto al pentimento. Trovò il corpo di Daksha, gli diede la testa di una capra e lo riportò in vita. Il sovrano ringraziò con devozione Shiva e lo chiamò Shankar, il benevolo.

Che c’entra questa storia con la posizione del Guerriero?

Secondo la leggenda Virabhadra fece il suo ingresso alla festa facendosi largo tra gli inferi con la sua spada impugnata con entrambe le mani tese sopra la testa proprio come in Virabhadrasana I. Dopodiché puntò la spada in avanti pronta a colpire in quella che lo yoga chiama Virabhadrasana I. Infine  sollevò la spada verso il cielo e seguendo le istruzioni a distanza di Shiva mozzò il capo del re Daksha: Virabhadrasana III

Forza e gentilezza nella posizione del Guerriero

Metaforicamente la posa ha a che fare con il confronto: ci dobbiamo confrontare con le debolezze del corpo, emotive e mentali e sentire che lo spirito vince su di esse. In questa posizione evochiamo coraggio e forza. Le nostre mani si sollevano verso l’alto come spade mentre il nostro torace è aperto per simboleggiare il coraggio e il nostro sguardo è fiero, rivolto verso il campo di battaglia. Forti ma con l’apertura del cuore che nasce dalla consapevolezza e dalle gentilezza, in una condizione di perfetto equilibrio tra potenza e cedevolezza. senza aggressività. È questa la natura di Virabhadrasana, che richiede il corpo di un guerriero e il cuore di un monaco. Perché solo quando si affronta la vita a cuore aperto si può percepire la connessione tra tutto ciò che ci circonda.

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